Sabato pomeriggio, 8 novembre 2025, l’Auditorium Cu.Bo del Campus Biomedico di Roma ha ospitato l’inaugurazione dell’anno accademico JUMP 2025/2026 sul tema “L’era dell’IA – L’uomo al centro nella sfida della formazione“. All’incontro hanno partecipato numerosi studenti e studentesse della Fondazione RUI, insieme a relatori di prestigio: Maria Chiara Carrozza, ordinaria di Bioingegneria Industriale all’Università di Milano-Bicocca, Andrea Maccarini, ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università di Padova, e Simone Ungaro, Co-General Manager Strategy & Innovation di Leonardo S.p.A.
Il professor Rocco Papalia, Rettore dell’UCBM, ha aperto i lavori invitando a non temere la tecnologia, ma la mancanza di visione, sottolineando la necessità di una formazione che metta al centro la persona.
La senatrice Alessandra Gallone, collegata in videoconferenza, ha affermato che l’innovazione non è mai neutra e che la formazione diventa decisiva quando forma professionisti competenti impegnati per il bene comune. Giuseppe Ghini, Presidente della Fondazione RUI, ha spiegato le ragioni della scelta del tema: l’intelligenza artificiale ha avuto un grande impatto anche sulla ricerca universitaria ed è necessario mantenere salde le proprie radici e i propri valori di fronte ai cambiamenti.
Maria Chiara Carrozza ha avviato la riflessione partendo da sé e dal concetto di realismo e realtà. L’intelligenza artificiale, ha osservato, offre l’illusione di un mondo che non corrisponde alla realtà, poiché la simula. Come fisica sperimentale, ha sottolineato che le teorie più complesse sono rappresentazioni della realtà, ma senza esperimento, senza contatto con i dati empirici, la teoria perde significato. Le conoscenze, anche in campo clinico, hanno senso solo se basate su esperimenti che rappresentano la verità. La professoressa ha poi affrontato il tema della coscienza dell’Intelligenza Artificiale: già negli anni ’80 si temeva che la tecnologia rubasse creatività agli autori, come scrive Isaac Asimov nel suo “Io, Robot”, opera che contiene tutta l’etica del rapporto tra uomo e macchina. La domanda provocatoria “Perché studiare se l’AI studia al posto nostro?” ha aperto la riflessione più importante: senza la fatica del concetto non si preservano le capacità cognitive, che devono essere necessariamente salvaguardate.
Simone Ungaro ha analizzato la tematica dalla prospettiva dell’industria della difesa: la tecnologia corre più veloce della sua completa comprensione. Ha illustrato come, nei conflitti contemporanei – da Hamas e Israele all’Ucraina e Russia, fino al confronto tra Iran e Israele – l’attacco costi molto meno della difesa grazie alle nuove tecnologie. I droni e le armi a basso costo hanno cambiato radicalmente gli equilibri. Questo squilibrio si estende anche alla cybersecurity: la criminalità organizzata penetra nelle case attraverso il furto di dati e richieste di riscatto, con attacchi DDoS sempre più sofisticati. Leonardo sta affrontando queste sfide proprio con l’intelligenza artificiale, che permette di ridurre le latenze grazie alla capacità computazionale.
La risposta dell’AI è determinante, ha precisato Ungaro, ma non può sostituire l’uomo. L’algoritmo della coscienza non esiste ancora, e bisogna considerare l’aspetto duale della questione: la guerra l’ha inventata l’uomo. L’intervento di Andrea Maccarini ha riguardato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla socialità. Pur dichiarando di non sapere se l’AI abbia o potrà avere coscienza, è evidente che qualcosa stia cambiando nelle relazioni umane. L’AI copre tre aspetti dell’esperienza del mondo e dell’altro: la mediazione nella comunicazione tra soggetti umani, la possibilità di diventare partner di relazioni (come nella robotica sociale), e l’assunzione di funzioni di cura. Ha citato l’esempio di un insegnante della scuola dell’infanzia che osservava come i bambini non distinguessero i robot dai compagni umani. L’AI viene utilizzata anche per trovare partner che corrispondano esattamente alle aspettative, evitando la complessità delle relazioni umane. Il sociologo ha posto una questione cruciale: quando un’automobile a guida autonoma causa la morte di una persona, la reazione è di scandalo perché non si accetta che una decisione non presa da un umano abbia quella conseguenza. L’esperienza umana sta cambiando profondamente: l’AI è tra noi, dentro di noi, uno di noi.
Nel dibattito finale, la professoressa Carrozza ha ribadito l’importanza di insegnare ai bambini come funzionano le macchine e l’intelligenza artificiale, introducendola sistematicamente a scuola piuttosto che proibirla, pur sottolineando la necessità di limitare l’esposizione agli schermi nei bambini piccoli per evitare dipendenze. Maccarini ha aggiunto che bisogna imparare ad aumentare il numero di linguaggi, comprendendo non solo l’utilizzo ma anche la progettazione. La sfida educativa deve essere a somma positiva. Ha lanciato un monito importante: solo la GenZ può capire cosa non bisogna perdere, perché le generazioni post-IA non saranno in grado di comprenderlo se non si agisce saggiamente ora. L’incontro si è concluso con una riflessione della professoressa Carrozza sulla gestione della vita professionale e privata, basata sull’accettazione dei propri limiti e sulla ricerca di equilibrio. “La vita è bella quando è completa, non perfetta“, ha affermato, invitando a chiedere sempre aiuto agli altri nello sviluppo della propria forza interiore.
Giulia Simone












